Eccomi

Utente: melissamambrini
Nome: melissa mambrini
Sono una sognatrice, un’ottimista e un’inguaribile romantica. Credo praticamente a tutto, dagli asini che volano a Babbo Natale! Adoro i libri perchè mi permettono di essere chiunque, di vivere in qualunque posto e in qualsiasi periodo storico. I miei preferiti sono quelli che parlano di viaggi, anche fantastici. Non saprei dire il mio libro preferito o lo scrittore... Sono onnivora! Leggo anche una massa di fumetti ma il mio preferito è senza dubbio Ken Parker, perchè “è come dovrebbe essere un uomo”. Adoro la musica perchè è adrenalina, è come il sangue che scorre nelle vene, è emozione e colonna sonora di ogni momento della vita. Mi piace andare al cinema, adoro i film di Tim Burton, semplicemente geniali! E mi piace tutto ciò che è fantascienza, Blade Runner è il mio film preferito in assoluto, ma anche la saga di Guerre Stellari e Dune. Mi piacciono i film un po’ surreali, alla Kusturica e le commedie d’amore (Harry ti presento Sally è il mio preferito!)... vediamo... Mi piace stare con gli amici, mangiare, bere, ballare... sono fortunata, ho degli amici fantastici!!! Mi piace viaggiare, ho una vera passione per l’europa e il sudamerica, ma data la mia paura per l’aereo per ora sto esplorando solo il primo dei due continenti, nella mia prossima vita chissà... Forse la mia prossima vita è già iniziata... per ora sto a quota due voli transoceanici: Cile e N.Y. adesso veramente: Non mi ferma più nessuno!!!

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venerdì, 30 gennaio 2009

Diario di viaggio - Pinguinera Seno Otway
 
Tutti in fila...
Novembre è il mese della riproduzione dei pinguini, ed è forse l’unico periodo dell’anno in cui si possono vedere, in quanto stanziali. Attorno a Punta Arenas e un po’ in tutta la parte sud della Patagonia ci sono diverse riserve dove i simpatici pennuti vanno a nidificare, noi scegliamo di andare a vedere quella del Seno Otway, che è una delle più piccole e anche la più vicina, in particolare i pinguini che andremo a vedere sono chiamati Pinguini di Magellano che sono diversi dai Pinguini Antartici, sono più piccoli e hanno il piumaggio bianco e nero. La giornata è limpidissima ma in prossimità del mare il vento freddo taglia il viso e le mani. Le tane dei pinguini sono piccoli buchi scavati nella bassa vegetazione e si trovano vicino all’acqua, ogni tanto un pinguino esce, si butta nell’acqua e nuota lungo questi canali fino alla spiaggia, dove si appolaia insieme agli altri a godersi il sole, mamma pinguina e babbo pinguino si danno il cambio a covare le uova e quindi c’è sempre un viavai di pinguini dalla spiaggia alle buche. Non avrei mai pensato di vedere i pinguini così da vicino, sono quasi emozionata! Sono proprio come li immaginavo! Goffi e simpatici quando sono sulla terraferma ma agili nuotatori appena si tuffano nelle acque gelide dell’oceano, è sorprendente!
Tornati a Punta Arenas ci informiamo sui mezzi di trasporto per raggiungere Ushuaia, l’ultima città del mondo, e su quelli per ritornare a Santiago in tempo per prendere l’aereo per tornare a casa.Punta Arenas by night L’aereo per Ushuaia è veramente troppo caro per cui optiamo per il pullman che ha però lo svantaggio di dover viaggiare durante il giorno in quanto dobbiamo attraversare la frontiera con l’Argetina, poco male vorrà dire che domani viaggeremo attraverso la Terra del Fuoco. Per quanto riguarda il rientro a Santiago decidiamo di ripartire da Punta Arenas perchè l’aereo da Ushuaia è proibitivo e anche perchè così possiamo fare un giro nella zona commerciale di Punta Arenas che è Tax Free J. Visto che ci attende un viaggio in pullman di ben 12 ore concordiamo che è il caso di concederci un’altra cena a “La luna”.
 

Postato da: melissamambrini a 12:29 | link | commenti

Una parola al giorno - Potere
 
Il potere non è un mezzo, è un fine. Non si stabilisce una dittatura nell'intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell'intento di stabilire una dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere.
 
(George Orwell - 1984)

Postato da: melissamambrini a 08:50 | link | commenti (2)

giovedì, 29 gennaio 2009

Diario di viaggio – Punta Arenas
 
Punta Arenas è la città più a sud del Cile (se si esclude la piccolissima Puerto Williams che è soprattutto un avamposto dell’esercito cileno) si trova sullo Stretto di Magellano che è il più importante passaggio naturale tra l’oceano Pacifico e l’oceano Atlantico, prima del completamento del Canale di Panama questo era il passaggio più sicuro per spostarsi tra i due Oceani, infatti anche se stretto e turbolento è sempre migliore del Passaggio di Drake, il tratto di oceano che separa Capo Horn dall’Antartide, che non solo è turbolento ma è anche notoriamente pieno di iceberg. Beh... qui si che siamo alla fine del mondo! Arriviamo a Punta Arenas nel pomeriggio di una giornata splendida, Punta Arenas
il vento freddissimo del sud del mondo fa viaggiare le nuvole nel cielo che è di un azzurro intenso e che contrasta con i colori accesi delle casette basse che popolano la cittadina. Troviamo posto in un ostello a metà strada tra una comune hippie e una famiglia... comunque è pulito, si spende poco e abbiamo una stanza enorme e internet gratis per la prima mezz’ora. Punta Arenas non è una città enorme, nel giro di due ore l’abbiamo già perlustrata tutta, dai giardini panoramici in cima alla città, dove si gode una bella vista d’insieme della cittadina, allo stretto di Magellano, dove siamo costretti ad andarcene perchè il vento, letteralmente, ci stacca le orecchie!
Stretto di Magellano
Nella ormai caratteristica Plaza de Armas invece c’è un monumento che cattura la nostra attenzione, da una parte viene raffigurata la Patagonia e dall’altra la Terra del Fuoco, quest’ultima con un Indio da dito inspiegabilmente lucido, se la memoria non mi inganna questo significa che toccare quel dito porterà fortuna e ovviamento lo facciamo! Si è ormai fatta l’ora di cena e visto che stasera ci concederemo la prima vera cena dopo di due giorni di escursioni e viaggi in pullman, la lunaquindi panini, panini, panini.... decidiamo di affidarci al caso o meglio al cane (eh si perchè una cosa che si nota è che più ci avviciniamo al sud del mondo e più cani randagi ci sono in giro per le strade, solitamente non sono pericolosi ma è meglio comunque tenerli alla larga non dandogli da mangiare, anche perchè sono quasi sempre dei bestioni!) così ci giriamo verso il bastardino che ci seguiva ormai da un po’ e gli diciamo quasi per scherzo “Dai su! Portaci dove si mangia bene!”. Io non lo so se fu il caso a guidare il nostro amico a 4 zampe oppure era l’unico cane di Punta Arenas che capiva l’italiano, ma, voi non ci crederete, ci ha portato dritti dritti nel miglior ristorante provato in territorio cileno “La luna”, questo locale non solo è particolare nell’arredamento ma offre una vasta scelta di vini cileni per tutte le tasche e per tutti i menù, dall’ottimo filetto alla brace agli impareggiabili picante di gamberones e centolla parmesan, roba di una goduria che non vi dico... E bravo il nostro cagnolino! (continua...)
 

Postato da: melissamambrini a 16:12 | link | commenti

Una parola al giorno: Esibizionismo
 
“ Accidenti! Se avessi saputo che era una festa scalza mi sarei messa un cappello enorme...”
(Carrie mentre si sfila i suoi amati Manolo Blahnik – Sex and the City)

Postato da: melissamambrini a 09:13 | link | commenti

mercoledì, 28 gennaio 2009

Diario di viaggio – Parco National Torres del Paine
 
Ma prima un po’ di cultura...Il Parco National Torres del Paine è una delle aree protette del Cile nonchè una delle undici aree protette esistenti nella Regione delle Magellane dell’Antartide Cilena, fu creato nel 1959 e l’Unesco lo dichiarò riserva della biosfera nel 1978. Il parco presenta una grande varietà di ambienti naturali: montagne (tra le quali il complesso del Cerro Paine, le Torres del Paine e i Cuernos del Paine), vallate, fiumi, laghi (Grey e Pehoè) e ghiacciai appartenenti al campo de Hielo Patagonico Sur che divide con l’Argentina.
 
Data la vastità del Parco, l’imprevedibilità del tempo e la mancanza di attrezzatura per pernottare nelle apposite aree del parco, optiamo per un’escursione di un giorno, al motto “dove arriviamo piantiamo il chiodo” nel senso che il nostro obbiettivo è il Mirador delle Torri del Paine ma se per qualche motivo, neve, acqua o stanchezza (saranno più di 20miglia tra andata e ritorno...) ci dovessimo fermare prima non importa, avremo fatto un’escursione in uno dei parchi più belli del mondo. La sveglia suona alle 6 di mattina, mi affaccio alla finestra e un’alba dagli splendidi colori mi mette subito di buon umore, se il buon giorno si vede dal mattino siamo a cavallo! Colazione con marmellata di riubarbo e caffè nero e via, alle 7 siamo già sul pullmino diretti al parco. Arriviamo all’ingresso del parco situato in una gola in mezzo alle ande, il vento gelido taglia il viso, meno male che il mio buon senso mi ha consigliato di vestirmi a strati, per la precisione 4 strati. Dall’ingresso del parco, dove si fanno i biglietti, all’inizio dei sentieri, c’è ancora molta strada che percorriamo con un furgoncino. Attraversata la gola il paesaggio si apre di nuovo e all’orizzonte si stagliano le Torri del Paine in tutta la loro magnificente bellezza, sembrano altissime rispetto alla catena delle ande, intorno a noi la pampa piena di guanaco e l’immancabile lago azzurro pastello, questo dovrebbe essere il Grey. Arriviamo all’inizio dei sentieri dove è stato realizzato un resort di lusso con tanto di bar e ristorante ad uso e consumo di una clientela prevalentemente americana.
Cominciamo la nostra camminata! Dopo una prima parte pianeggiante il sentiero comincia a salire, attraversiamo zone talmente diverse tra loro che non sembra neanche lo stesso territorio, ci sono boschi di vegetazione rigogliosa e gole in cui l’acqua ha formato dei canyon, fino alle creste brulle e sassose in cui dobbiamo stare attenti a non scivolare, è stupendo! Ci fermiamo giusto un attimo per mangiare dei panini e andare al bagno in uno dei rari punti di ristoro, in cui le cibarie arrivano a dorso di cavallo dalla mulattiera che abbiamo percorso anche noi, qui tutto è lasciato allo stato naturale, come se l’uomo fosse una semplice presenza sporadica, non ci sono rumori, tranne il fischio del vento, l’acqua che scorre e il rumore dei rami degli alberi.
Parco National Torres del Paine
Ad un certo punto intravediamo le Torri, facciamo un rapido conto del tempo e dei Km mancanti, guardiamo il cielo, il sole non c’è più ma non sembra che stia per piovere, tentiamo la scalata! L’ultimo tratto per raggiungere il Mirador è estenuante, una salita che è più una parete rocciosa da scalare che un sentiero, ci fermiamo più volte, il vento freddo ci sferza il viso e qualche timido fiocco di neve fa la sua comparsa, ma ormai le Torri sono lì, siamo vicinissimi... E dopo l’ultimo masso eccole! In tutta la loro imponenza, restiamo senza fiato... ai piedi delle torri si è creato anche un piccolo laghetto, ci sediamo stremati e in silenzio al cospetto degli enormi blocchi granitici. Ci sentiamo piccolini rispetto a questi giganti ma anche parte integrante dello stesso ecosistema e la cosa ci riempie d’orgoglio. Torniamo da Maritza stremati ma felici... Domani prenderemo l’autobus per Punta Arenas, destinazione Pinguini! (continua)
 
Mirador torri del paine      

Postato da: melissamambrini a 12:12 | link | commenti (2)

lunedì, 26 gennaio 2009

Mi hanno detto che...

Mi hanno detto che si poteva fare sta cosa ganza qui:

 

e non ho resistito!!!!!!!!

Postato da: melissamambrini a 11:12 | link | commenti (2)

venerdì, 23 gennaio 2009

Le cose da NON fare a lavoro volume 1

A New York ho comprato una magliettina fantastica, di queste da turisti bianca con la scritta  I  N.Y.  in verticale da una parte. Stamattina l'ho messa per andare a lavoro (sotto la felpa ovviamente...) e quando sono entrata in stanza ho avuto la bella pensata di tirare giù la lampo e mostrarla orgogliosa ai miei colleghi.....

- Ehi! Guardate un po' qui! Bella eh? Eh?

- .......(risatina...) Eh sì! Belle puppe!!!

  

Non fatelo mai.......

Postato da: melissamambrini a 17:17 | link | commenti (4)

giovedì, 22 gennaio 2009

Diario di viaggio – Di nuovo sulla terraferma
 
Continua il diario del viaggio in Patagonia, prima che mi si ottenebri definitivamente la mente J.
 
Puerto Natales
 
Puerto Natales
Arriviamo a Puerto Natales in una bella mattina di sole, siamo euforici e al tempo stesso preoccupati, adesso comincia la vera avventura... non avendo programmato niente l’unica nostra preoccupazione è trovare un alloggio per i giorni che decideremo di fermarci; purtroppo tutti gli ospedaje segnalati sulla nostra guida sono già pieni per cui al quarto tentativo approdiamo all’ospedaje Gary’s subito ribattezzato “da Maritza” in onore della padrona di casa, classica donna cilena di 1metro e 50 per 150 kg che ci accoglie subito con un “Hola!!!!” e un sorriso e un’allegria contagiosi. La casa non è niente di che, le stanze sono molto piccole, il bagno è in comune e c’è solo una stufa in tutto il piano, ma Maritza è un vero portento e ci innamoriamo subito di lei! Inoltre da Maritza incontriamo Isabel e Cedric, due ragazzi belgi che stanno facendo un anno in sudamerica, beati loro! Puerto Natales sembra la classica cittadina di frontiera, case basse, tetti in lamiera, vento che si infila in ogni pertugio e oltre alla chiesa e all’ormai classica Plaza de Armas dalla forma squadrata (tutte le città cilene ne hanno una), non presenta particolari attrazioni, se non fosse che è il punto di partenza per tutte le escursioni al Parco Nazionale delle Torri del Paine e El Calafate in Argentina. È giunto il momento di organizzarci! Parlando con Isabel e Cedric ci rendiamo conto che programmare qualcosa in base al tempo è impossibile, infatti la Patagonia è nota per i repentini cambi di stagione, in un solo giorno puoi vedere susseguirsi l’estate, l’inverno, la primavera e l’autunno e poi ricominciare... beh poco male, ottimisti e pronti a tutto come siamo decidiamo per un’escursione di un giorno al Perito Moreno e una al parco national Torres del Paine con l’unico obbiettivo di arrivare fin dove le nostre gambe ci porteranno... dopodichè ci dirigeremo a Punta Arenas fregandocene del tempo che farà... Armati di questi buoni propositi decidiamo di concederci un’ottima cena a base di “centolla” (il famoso granchio cileno...) e altri frutti di mare, annaffiata da un ottimo vino cileno!  
 
 
El Calafate, Perito Moreno
 
Stamattina sveglia alle 6, Maritza affabile e sorridente come sempre ci prepara caffè nero, pane e marmellata di ruibarbo, non chiedetemi cos’è so solo che è una radice e che era buona J, verso le 7 il pullman dell’agenzia dove avevamo prenotato il tour ci viene a prendere direttamente sotto casa, il freddo è pungente, piovizzica e il cielo è grigio, ma non disperiamo, il tempo qui cambia rapidamente. Attraversiamo la frontiera e magicamente anche il paesaggio cambia, attraversiamo Km e Km di pampa dove pecore enormi e guanaco pascolano in libertà, finchè non giungiamo al Lago Argentino, formato esclusivamente dalle acque di scioglimento dei grandi ghiacciai dello Hielo Sur. L’acqua ha un colore stranissimo, un azzurro così carico da sembrare tempera sciolta in acqua, la guida ci spiega che è dovuto al fatto che è acqua di scioglimento.  Ghiacciaio Perito Moreno e Lago Argentino Finalmente arriviamo al ghiacciaio, è smesso di piovere e tra una nuvola e l’altra fa capolino un timido sole, non facciamo commenti perchè siamo scaramantici ma dentro di noi pensiamo “che culo!”. La guida ci spiega che ci sono diversi percorsi per ammirare il ghiacciaio e ci da una piantina in cui sono segnalate le terrazze panoramiche e gli orari della barca che arriva fin sotto il ghiacciaio. Decidiamo di boicottare il barcone turistico (che non offre un punto di vista molto diverso da quello della nave di due giorni prima sul Pio XI) troppo caro e troppo affollato, a favore di una bella passeggiata. Mai scelta fu più azzeccata. Grazie al timido solicello anche la temperatura diventa gradevole e lungo i sentieri si incontrano pochissime persone, cosicchè abbiamo tutto il tempo di fermarci ad ascoltare la voce del ghiacciaio, eh sì perchè quest’enorme ghiacciaio di ben 60 metri di fronte non solo sta qui dall’era glaciale ma è ancora vivissimo ed è come se ci parlasse... di fronte alla maestosità della natura restiamo senza fiato, tutto si ferma e tace, si sentono solo gli uccellini che cantano sopra i crepitiii di assestamento dell’enorme massa, ogni tanto si sente un crepitìo più forte seguito da un tonfo sordo che rimbomba per tutta la valle, è il ghiaccio che si spacca e cade nel lago. È uno spettacolo da mozzare il fiato. Prima che ce ne rendiamo conto si è già fatta l’ora di andar via, lanciamo un ultimo pensiero al ghiacciaio millenario e ci avviamo verso casa... Maritza ci aspetta in piedi con una tazzona di caffè bollente J
(continua...)
 

Postato da: melissamambrini a 15:33 | link | commenti

domenica, 18 gennaio 2009

L'individuo io canto

Manhattan

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'individuo io canto, una semplice singola persona,

eppure pronuncio la parola Democrazia, la parola In-massa.

La fisiologia da capo a piedi io canto,

nè la fisionomia da sola nè il cervello da solo valgono per la Musa:

io dico che la forma completa vale di gran lunga di più,

la Femmina e il Maschio io canto.

La vita immensa in passione, impulso, potenza,

piena di gioia per le azioni più libere che si compiono sotto la legge divina,

l'Uomo Moderno io canto.

(Walt Whitman, nasce a Long Island e si trasferisce a Brooklyn all'età di 4 anni. Cresce a New York, leggendo moltissimo e frequentando i teatri. Fa molti mestieri tra i quali il tipografo, il maestro e il giornalista, fonda tra l'altro il settimanale "Long Islander". Ma soprattutto, leggo da Wikipedia: "Fu cantore della libertà e di un ideale visionario che pone l'uomo come momento centrale rispetto al senso di percezione e comprensione delle cose. Cantò, soprattutto, l'essenza di quello che diventerà successivamente il sogno americano")

 

Postato da: melissamambrini a 14:41 | link | commenti (1)

venerdì, 16 gennaio 2009

Cose buone dal 2008
 
Libri: “Neve” di Orhan Pamuk
Film: “Il cacciatore di aquiloni”
CD: “Viva la vida” dei Coldplay
Serie TV: “Romanzo Criminale” su SKY
Concerto: gruppo jazz-fusion israeliano beccato a Rovigno... il nome non me lo ricordo però erano   bravissimi!!!!!
Eventi: Obama presidente, Olimpiadi a Pechino, Matrimonio di Vale, Nascita di Samu, primo giorno di scuola di Cippi...
Posti nuovi: Cervinia, Napoli, penisola istriana (Rovigno, Pula ecc.), New York...
 
Buoni propositi per il 2009
 
Finire di leggere “Non è un paese per vecchi”... leggere “Firmino” e, come ogni anno mi ripropongo, leggere “Cent’anni di solitudine”, ce la farò?
Vedere “Come Dio comanda” quanto prima
Andare ad almeno un concerto...
Poi vediamo... tornare a Napoli e se possibile vedere Ischia, tornare a Palermo e se possibile vedere Cefalù o andare in un’isola tipo Favignana o Ustica... e poi, poi un altro buon proposito ce l’avrei ma non ve lo posso dire J
 

Postato da: melissamambrini a 09:17 | link | commenti (3)

giovedì, 15 gennaio 2009

Subway

" Guerrieri..... Giochiamo a fare la guerra? "

(Dal film "I guerrieri della notte" del 1979, un pezzo di storia del cinema... P.S. in realtà la frase viene detta a Coney Island a Broooklyn ma vabbè...)

 

Postato da: melissamambrini a 10:50 | link | commenti (2)

BIG!!!! Apple...
 
-          Prof dove ci troviamo?
-          Credo... aspetta... Sulla 34esima, all’incrocio con la 7ima...
Naaaa!!!!!!! Datemi un pizzicotto, sono veramente a New York? Certo era sempre il prof che mi parlava appena usciti dalla stazione di Penn Station (proprio sotto il Madison Square Garden per la cronaca) ma per me era Bruce Willis alias tenente McClane incannottierasporcodisangue che mi dava ragguagli sulla situazione. Non c’è niente da fare per me New York è l’enorme set di tutti i film con cui sono cresciuta, con cui ho pianto, ho riso, ho riflettuto, ho amato. In ogni angolo di strada, in ogni palazzo, monumento, in ogni parco, in ogni auto, furgone, taxi giallo che passa io vedo la scena di un film che ho amato. E così mentre percorro la 7th avenue in direzione Times Square col pennone dell’Empire, onnipresente, alle mie spalle, mi sembra di essere vissuta a New York tutta la vita. Niente mi è più familiare degli enormi grattacieli che oscurano il sole e creano un’innaturale ombra alle 11 del mattino, delle vie laterali strette dove si incanala il vento freddissimo dell’oceano, niente mi è più familiare della folla compatta e caotica, dei venditori di hot dog (che qui si chiamano in gergo “frankfurt” perchè, mi dicono, una volta erano il cibo degli immigrati di matrice tedesca) o dei venditori di borse che canticchiano la loro litania “Baaaaaags.... five dollars for any baaaag”.
Da Times Square al Rockefeller Center (con l’alberone e la pista di pattinaggio che fa tanto film di natale!) il passo è breve, e in mezzo ai grattacieli la stupenda Saint Patrick. A Central Park fa un freddo che neanche da noi in montagna, ma in compenso gli scoiattoli ci sono davvero! E sono proprio Cip&Ciop stile Disney! Così come i dinosauri del National Museum of Natural History sono proprio quelli di Jurassic Park! Alla Grand Central Terminal il prof resta deluso, è bellissima, dice, ma non dovrebbe esserci Spiderman? Ormai siamo in pieno trip da film...     
I pensieri si fermano un istante di fronte all’enorme cantiere del World Trade Center e nella minuscola Saint Paul Chapel, dove sono raccolti foto e distintivi di chi è morto per aiutare le vittime del crollo delle torri gemelle, ci vengono i brividi. Ci sediamo in una panchina di Battery Park, riflettendo sulla nostra 25esima ora mentre ragazze e ragazzi in pantaloncini corti fanno jogging con 22°F (circa 5°C sotto lo 0!!!) e un vento tagliente proveniente dall’atlantico. La “signora della libertà” di fronte a noi fa da sentinella alla baia, piccolo vessillo di un passato in cui da questi canali si entrava nella terra del sogni; quando ne parliamo con lo zio del prof, che è arrivato a New York a 27 anni, con la nave, gli si inumidiscono gli occhi “Manhattan era bellissima... Una cosa che noi (ragazzi italiani di 50 anni fa) non avremmo mai potuto immaginare!”.
Mentre attraversiamo Wall Street l’aria è pesante, dentro questi palazzi si decide l’economia del mondo e si vede, ci sono guardie dappertutto, persino all’ingresso delle costosissime palestre in cui manager da 50000$ a settimana fanno spinning fra affreschi e colonne finemente decorate.
Ma è sul ponte di Brooklyn che la magia tocca l’apice, lo skyline di Manhattan al tramonto emoziona...
Chinatown e Little Italy sono cartoline ad uso e consumo del turista, molto meglio Soho con i suoi loft e i negozi (anche a buon prezzo, ma anche Prada per capirci...) dai soffitti alti e le larghe vetrate. Oppure il Village, con i caseggiati classici in mattoncini (stile Friends J) e la scala antincendio esterna, e l’arco di Washington Square, sì proprio quello sotto il quale Harry e Sally si salutano la prima volta, dopo il viaggio post università. Il mio viaggio per adesso termina qui, con una menzione d’onore per la Subway Newyorkese...
 

Postato da: melissamambrini a 10:44 | link | commenti

martedì, 13 gennaio 2009

Happy New Year!!!

 Times Square

Postato da: melissamambrini a 14:07 | link | commenti (1)